Convegno su Reddito di Cittadinanza: dall’Equità sociale alla riforma del Lavoro

Pubblicato il 17 gennaio 2014 · In Evidenza, Iniziative, M5S Senato, M5S Sicilia
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NessunoDeveRimanereIndietroIl Movimento Cinque Stelle di Agrigento – Meetup Agrigento a 5 stelle – ha organizzato per domani, sabato 18 gennaio, ore 10.00, presso la sala Giglia della Provincia Regionale di Agrigento, il convegno “Reddito di Cittadinanza: dall’Equità sociale alla riforma del Lavoro”. All’incontro interverranno: Sen. Nunzia Catalfo 1° firmatario DDL Reddito di Cittadinanza, Membro della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale), Membro della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa On. Matteo Mangiacavallo Portavoce all’ARS Componente Commissione III – Attività Produttive, On. Salvatore Siragusa Portavoce all’ARS Componente Commissioni Esame attività dell’Unione Europea e Affari Istituzionali . Al termine del convegno è previsto un question time con le risposte dei relatori alle domande che l’uditorio potrà presentare nel corso dei lavori.Perché parlare di “Reddito di cittadinanza” : Il governo italiano, così come hanno già fatto altri paesi europei, deve adottare provvedimenti di straordinaria urgenza per colmare le disuguaglianze sociali e sostenere il reddito del crescente numero di famiglie ed individui che sono inesorabilmente scivolati sotto la soglia di povertà.

Dall'equità sociale alla riforma del lavoroNei cinque anni di crisi economica tra il 2008 e il 2012, gli italiani che secondo Eurostat ricadono nella definizione di individui “a rischio povertà o esclusione sociale” sono balzati (dati ISTAT) al 29,9 per cento, dal 25,3 per cento del 2008 dopo la Grecia (34,6%), l’Italia è il Paese della zona euro dove il rischio di povertà ed esclusione sociale è più alto. L’anno scorso – e l’andamento economico del 2013 non lascia certo pensare che le cose siano migliorate , a rischio di esclusione sociale c’erano 18,2 milioni di persone. Per trovare dati peggiori dell’Italia e della Grecia, bisogna andare ai Paesi fuori della zona euro: al top Bulgaria (49,3%), Romania (41,7%), Lettonia (36,5%), Croazia (32,3%).

Secondo la definizione di Eurostat, le persone “a rischio di povertà o esclusione sociale” sono quelle che ricadono in almeno una delle tre seguenti categorie: – sono “a rischio povertà”, – sono in stato di “severa deprivazione materiale” o – vivono in famiglie con una “bassa intensità di lavoro”.

Secondo i dati pubblicati dall’ISTAT (17/07/2013 ISTAT Rapporto la povertà in Italia) quasi la metà (il 48%) dei residenti nel Mezzogiorno è a rischio di povertà ed esclusione ed è in tale ripartizione che l’aumento della severa deprivazione risulta più marcato: +5,5 punti (dal 19,7% al 25,2%), contro +2 punti del Nord (dal 6,3% all’8,3%) e +2,6 punti del Centro (dal 7,4% al 10,1%). Il rischio di povertà o esclusione sociale è più alto per le famiglie numerose (39,5%) o monoreddito (48,3%); aumenti significativi, tra il 2011 e il 2012, si registrano tra gli anziani soli (dal 34,8% al 38,0%), i monogenitori (dal 39,4% al 41,7%), le famiglie con tre o più figli (dal 39,8% al 48,3%), se in famiglia vi sono almeno tre minori. La metà delle famiglie residenti in Italia ha percepito, nel 2011, un reddito netto non superiore a 24.634 euro l’anno (circa 2.053 al mese). Nel Sud e nelle Isole il 50% delle famiglie percepisce meno di 20.129 euro (circa 1.677 euro mensili).

Dati ancora più sconfortanti riporta il Rapporto sui consumi delle famiglie italiane 1992-2012 (14/10/2013 Ufficio Studi Confcommercio): rispetto al picco pre-crisi, identificato con il 2007 il reddito disponibile sta continuando a ridursi (per il sesto anno consecutivo, cioè a partire dal 2008) e i consumi in termini reali potrebbero calare di un ulteriore 2,4-2,5% (in aggregato mentre in termini pro capite la riduzione potrebbe raggiungere il 2,7%), un fenomeno che è statisticamente eccezionale ma che non suscita più stupore e preoccupazione soltanto perché è troppo vivo il ricordo del -4,2% del 2012, l’anno dei record negativi dell’economia italiana. Secondo alcuni istituti di ricerca tali tendenze proseguirebbero anche nel 2014. Ipotizzando per il futuro una crescita costante dei consumi pari all’1%, saranno necessari altri 8 anni a recuperare i livelli complessivi del 2007 (si raggiungeranno quei volumi nel 2021; e, se si considerassero i consumi pro capite, l’orizzonte temporale per il pieno recupero sarebbe ancora più lungo). Oggi, nuovi incrementi di pressione fiscale e impulsi negativi dovuti all’instabilità politica potrebbero peggiorare la situazione attuale e prospettica anche nell’ambito di un debole miglioramento delle aspettative di famiglie e imprese.

Negli ultimi cinque anni il disagio sociale è raddoppiato: lo sottolinea la Confcommercio nel suo ‘Misery index’ (06/12/13 Ufficio Studi Confcommercio Misery Index) calcolando un’area di disagio per quanto riguarda l’occupazione che raggiunge i 4,3 milioni di soggetti, più che doppia rispetto ai 2 milioni del 2007. Nel quinquennio chiuso lo scorso anno, inoltre, gli indigenti in Italia sono raddoppiati. Le persone che vivono in famiglie assolutamente povere sono passati infatti da 2,4 milioni a 4,8 milioni. In cinque anni sono stati bruciati oltre 1,2 milioni di posti di lavoro. A ottobre 2013 i disoccupati erano 3 milioni e 189 mila a fronte degli 1,5 milioni del 2007. I cassaintegrati, considerando le unità di lavoro a zero ore, sono passati da 71 mila a 320 mila, mentre gli scoraggiati in senso stretto, ovvero coloro che hanno comunque cercato lavoro almeno tre mesi prima della rilevazione, sono passati da 386 mila a 776 mila.

Sempre più drammatici i dati relativi alla disoccupazione: Il tasso di disoccupazione è salito nel novembre del 2013 al 12,7%, in crescita rispetto al 12,5% registrato a ottobre, restando al livello record dal 1977. Lo comunica l’Istat, (08/01/14) che ha diffuso i dati provvisori. Nel raffronto con il novembre 2012 si registra un aumento di 1,4 punti percentuali. Guardando ai giovani, i disoccupati nella fascia d’età tra 15 e 24 anni sono 659 mila. L’incidenza dei disoccupati giovani sulla popolazione in questa fascia di età è pari all’11%, in aumento di 0,4 punti su base annua. Il tasso di disoccupazione giovanile, cioè – ricorda Istat – la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 41,6%, Anche in questo caso si tratta di un livello top dall’inizio delle serie storiche, ovvero dal 1977.

Sono di ieri i dati pubblicati dall’Osservatorio CISL: oltre 200mila lavoratori rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. L’allarme sull’emergenza occupazione arriva dalla Cisl che sulla base dei dati Inps per il 2013 calcola in oltre 208.000 lavoratori equivalenti a tempo pieno coloro che sono in cassa straordinaria e in deroga (e quindi a maggiore rischio di essere licenziati).

Due milioni di domande per sussidi disoccupazione: la Cisl sottolinea che nei primi undici mesi del 2013 i lavoratori che hanno presentato la domanda per sussidi di disoccupazione e mobilità sono 1.949.570, con un aumento del 32,5% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Nel 2013 oltre 1 miliardo di ore di cassa integrazione autorizzate : la cassa integrazione nel 2013 ha nuovamente superato il miliardo di ore autorizzate, viaggiando a ritmi di circa 90 milioni di ore al mese nonostante la frenata delle autorizzazioni per la cassa integrazione in deroga, quella per la quale sono necessari finanziamenti da parte del Governo (per la cigo e la cigs le risorse arrivano dai contributi di imprese e lavoratori). «Quel che è ancora più preoccupante – dice il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra – è che si è accentuato il passaggio da cassa integrazione a disoccupazione: nei primi 11 mesi del 2013 sono arrivati circa 1,95 milioni di domande di Aspi e mobilità con un aumento del 32,5% rispetto alle domande di disoccupazione presentate nello stesso periodo del 2012.La recessione del 2012-2013 ha causato una contrazione complessiva del Pil del 4,2%, l’orizzonte è passato dalla recessione a una sorta di stagnazione, in cui si intravedo solo piccole luci di ripresa ».

“Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile anche sul fronte sociale …. Danni commisurabili solo con quelli di una guerra. Una situazione che mette a rischio la tenuta sociale … In sei anni di crisi le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi ossia 5.037 euro in media l’anno… Dall’inizio della crisi (fine 2007) si sono persi 1 milione e 810 mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno” (Fonte19/12/2013 Centro studi di Confindustria)

L’incertezza che caratterizza il quadro economico e il perdurare di livelli di imposizione fiscale troppo elevati condizionano il sentiment delle famiglie. A dicembre 2013 il clima di fiducia ha evidenziato un forte regresso. Dalla fine dell’estate, in concomitanza con l’avvio del dibattito sulle manovre di finanza pubblica per il 2014, le famiglie sono tornate a mostrare aspettative meno favorevoli che rischiano di prolungare la fase di crisi della domanda interna per consumi. La dinamica tendenziale dell’ICC (indicatore dei consumi) di novembre riflette una diminuzione dello 0,6% della domanda relativa ai servizi e del 2,6% della spesa per i beni. A livello di singole macro-funzioni di spesa, in un quadro che evidenzia per la maggior parte degli aggregati un peggioramento rispetto ad ottobre, le riduzioni più significative si sono registrate per i beni e servizi per la mobilità (-5,6%). Dinamiche particolarmente negative si rilevano anche per gli alberghi e pasti e consumazioni fuori casa (-2,9%), alimentari bevande e tabacchi (-2,7%) e beni e servizi per la cura della persona (-2,7%) (Gennaio 2014. Rapporto Consumi e prezzi. Congiuntura Confcommercio. Ufficio Studi Confcommercio)

In tale catastrofico scenario lo scorso 19 dicembre, dopo oltre nove mesi di battaglie fatte di ordini del giorno e mozioni costantemente respinte dalla maggioranza il Movimento 5 Stelle ha conquistato un ordine del giorno – votato a maggioranza al Senato con il voto contrario di FI – che “impegna il governo ad assumere iniziative per introdurre il reddito di cittadinanza, predisponendo un piano che individui la platea degli aventi diritto, considerando come indicatore il numero di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà”. Il Movimento 5 Stelle sta discutendo in Rete, con migliaia di cittadini, la propria proposta di reddito di cittadinanza: con questo ordine del giorno approvato da uno dei rami del parlamento il muro inizia a cadere e tutte le forze parlamentari sono costrette e impegnate ad iniziare una vera discussione per arrivare all’approvazione della legge.

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